© Parrocchia latina di Gaza

Mostrate il vostro cuore
Aiutate ora con il vostro dono.
Nonostante l'attenzione dei media stia diminuendo, Gaza continua a trovarsi in una grave crisi umanitaria e sanitaria, riferisce il parroco cattolico Gabriel Romanelli ad ACN.
Mentre l'eco mediatica si sta gradualmente affievolendo dall'inizio del cessate il fuoco, la Striscia di Gaza continua a trovarsi in una crisi umanitaria e sanitaria senza precedenti. Il parroco cattolico di Gaza, padre Gabriel Romanelli, descrive ad AIUTO ALLA CHIESA CHE SOFFRE (ACN) la «grave» situazione e le sofferenze quotidiane della popolazione.
Gaza City, 13 gennaio 2026 - Ritrovo prima della scuola con padre Gabriel Romanelli © Parrocchia latina di Gaza

«La situazione in tutta la Striscia di Gaza continua ad essere grave», afferma senza mezzi termini il parroco della comunità cattolica di Gaza. Padre Romanelli lancia un triplice appello: «Continuare a pregare, a promuovere la pace e la giustizia e a sostenere materialmente la popolazione colpita». Anche se i bombardamenti massicci sono cessati, tuttavia la violenza non è scomparsa. «I bombardamenti continuano», assicura, «soprattutto dietro la cosiddetta Linea Gialla: ci sono ancora distruzioni di case, morti e feriti». La Linea Gialla corrisponde al confine militare stabilito durante il cessate il fuoco del 10 ottobre 2025. Separa i territori controllati da Israele, a est e a sud, da quelli controllati da Hamas, a ovest, dove si trova la parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza City, appartenente al Patriarcato Latino di Gerusalemme.
«La guerra non è finita, anche se sui media sembra esserlo», sottolinea il parroco di Gaza. Migliaia di persone continuano a soffrire e i timidi segnali di speranza che padre Gabriel intravvede sembrano davvero fragili: le frontiere restano chiuse, le reti idriche ed elettriche sono gravemente danneggiate e l'acqua disponibile è spesso scarsamente trattata, mal conservata o contaminata durante il trasporto e la distribuzione, favorendo la diffusione di malattie. Il messaggio di padre Gabriel è chiaro e inequivocabile: «È assolutamente indispensabile che la guerra finisca». Tuttavia, si ha l'impressione che nessuno, a livello internazionale, si stia impegnando realmente ed efficacemente in questo senso. I 2,3 milioni di abitanti di Gaza devono poter disporre almeno di condizioni umanitarie minime per poter ricostruire la loro esistenza. Moltissimi malati e feriti non hanno accesso a cure mediche adeguate o attendono di poter lasciare l'enclave per farsi curare, poiché il sistema sanitario è praticamente inesistente».
La situazione dei bambini è particolarmente allarmante. Secondo i dati dell'Unicef riportati dal parroco di Gaza, dall'inizio del cessate il fuoco sono morti 100 bambini di Gaza, ovvero quasi un bambino al giorno. «Non sono morti per cause naturali», precisa, riferendosi non solo ai bombardamenti, ma anche al freddo e alle condizioni di vita insalubri. Gran parte della popolazione vive oggi in tende, esposta all'umidità e a un inverno particolarmente piovoso e rigido. «Le malattie respiratorie e digestive si moltiplicano. Ci siamo ammalati tutti, a volte più volte», racconta il sacerdote di origine argentina, recentemente colpito da una forte influenza. «Qui le epidemie assumono proporzioni molto più gravi a causa della mancanza di riscaldamento, di alloggi adeguati e di medicinali».
Padre Gabriel Romanelli e padre Carlos Ferrero circondati dai bambini dei cori parrocchiali (16 gennaio 2026) © Parrocchia latina di Gaza

Le piogge torrenziali hanno inoltre aggravato la situazione, provocando il crollo di alcuni edifici. «La maggior parte degli edifici è stata distrutta e quelli ancora in piedi sono estremamente instabili», constata padre Gabriel. «Uno dei nostri insegnanti ha perso cinque membri della sua famiglia nel crollo di un edificio», aggiunge.
Accampamento a Gaza, gennaio 2026 © Parrocchia latina di Gaza

In questo drammatico contesto, l'aiuto umanitario è vitale, poiché la maggior parte degli abitanti ha perso tutto: lavoro, alloggio, risorse finanziarie. «Dal cessate il fuoco, alcune merci riescono ad arrivare, ma queste sono inaccessibili per una popolazione senza mezzi finanziari», sottolinea padre Romanelli. «Pertanto, l'aiuto è indispensabile e deve essere intensificato. Cibo, coperte, beni di prima necessità, medicinali: i bisogni sono immensi», avverte, pur rallegrandosi che gli aiuti siano riusciti ad arrivare a Gaza grazie al Patriarcato latino di Gerusalemme. «Il Patriarcato sta continuando a svolgere un lavoro straordinario per migliaia di famiglie a Gaza», sottolinea, ringraziando calorosamente gli amici e i partner internazionali, tra cui anche AIUTO ALLA CHIESA CEHE SOFFRE (ACN).
Un altro grande perdente è il settore dell'istruzione.
Prima del conflitto, circa 2250 studenti frequentavano le tre scuole cattoliche, ovvero quelle del Patriarcato latino e quella delle Suore del Rosario. Attualmente solo 162 bambini hanno potuto riprendere la scuola. «L'ostacolo principale è la mancanza di spazio», spiega il sacerdote, «poiché gli sfollati sono alloggiati negli edifici scolastici». Attualmente, circa 450 persone vivono ancora nel complesso parrocchiale, mentre un centinaio ha scelto di tornare a casa. Convinta che l'istruzione rimanga una fonte essenziale di speranza, la parrocchia sostiene anche, nel suo quartiere di Zeitoun, due grandi scuole private indipendenti (non confessionali e non statali) fornendo quaderni, penne e materiale di base, poiché manca loro tutto. Prima della guerra, una scuola contava 1400 studenti e l'altra 1500.
Nel mezzo di queste difficoltà, la vita spirituale rimane un pilastro fondamentale per la parrocchia. «Il centro della nostra vita rimane sempre il nostro Signore presente nell'Eucaristia», assicura padre Gabriel.
Giovane fedele di Gaza in preghiera © Parrocchia latina di Gaza

Nonostante la tregua e il calo dell'attenzione dei media, la Striscia di Gaza rimane immersa in una drammatica crisi umanitaria e sanitaria. La violenza persiste, le infrastrutture sono distrutte e l'accesso all'acqua, alle cure mediche e all'istruzione è gravemente compromesso. I bambini pagano il prezzo più alto, vittime dei bombardamenti, del freddo e delle malattie dovute alle precarie condizioni di vita. Di fronte a questa emergenza, gli aiuti umanitari sono indispensabili per sostenere le famiglie più vulnerabili, che hanno perso tutto. Insieme, preghiamo e agiamo per la pace e per restituire condizioni di vita dignitose alla popolazione di Gaza, fornendo un aiuto concreto.
Mostrate il vostro cuore
Aiutate ora con il vostro dono.

Cysatstrasse 6
CH-6004 Lucerna
041 410 46 70
mail@aiuto-chiesa-che-soffre.ch
PostFinance: CH25 0900 0000 6002 9700 0
UBS: CH19 0023 4234 3400 1201 M
Euro: CH51 0077 8010 0570 5430 2
© 2025 - AIUTO ALLA CHIESA CHE SOFFRE (ACN)